Migrantes | Cammino GiFra

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[su_spoiler title=”07-04-2017 – Ronda della Carità” icon=”folder-2″]
Gianluca e Andrea sono venuti a raccontarci come funziona la Ronda della Carità.
Il servizio è organizzato in 3 turni: dalle 19 alle 20 i raccoglitori di briciole fanno il giro di mense scolastiche, bar, forni ecc affiliati e raccolgono l’invenduto; dalle 20 alle 21 dei volontari cucinano e fanno i sacchetti da consegnare per strada; dalle 21 alle 23 inizia la ronda, la prima tappa è sotto la sede, dopodiché si carica il furgoncino e si gira la città soffermandosi in alcune tappe strategiche dove gli amici di strada sanno che passano i volontari. In caso di bisogno (ad esempio su segnalazione di nuove persone) si aggiungono tappe per andare incontro a chi è appena arrivato in strada.
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[su_spoiler title=”21-04-2017 – Testimonianze” icon=”folder-2″]
Visione del video-documentario Storie di Migrantes.

ATTIVITÀ

Vengono e ci rubano il pane. Quei barconi sono pieni di terroristi dell’Isis. Sono ladri, prostitute e spacciatori. Ma lo sapete che gli immigrati incassano dallo Stato 40-50 euro al giorno? È uno scandalo, li ospitano in alberghi a cinque stelle, in camera hanno la vasca con idromassaggio e si lamentano pure… L’immigrato che affronta il mare di notte, rischia la vita, arriva brutto sporco e cattivo sulle nostre coste e chiede solo pace, pane e un pizzico di tranquillità, è il nemico perfetto. Sei senza lavoro? Colpa di chi te lo toglie, il “clandestino” disposto a fare tutto e per quattro soldi. Ti senti insicuro nella tua città?, colpa dell’immigrato… Perché si parte? Perché si affronta il mare in condizioni disumane rischiando una morte atroce? Cosa si lascia alle spalle chi spende quel poco che ha per rifarsi una vita in Europa?

Bersagli per il tirassegno
“Mi chiamo Abdel B.M., sono di origine eritrea e ho vent’anni. Sono andato in Libia per tentare la traversata, ho pagato 500 dollari ma forse la somma non bastava ai trafficanti. Mi hanno sequestrato e portato a Misurata, nel golfo della Sirte. Ero uno schiavo, mi facevano lavorare senza pagarmi. Nel capannone eravamo in 200 almeno, dormivamo per terra e avevamo poco cibo, l’acqua era sporca e non c’erano servizi igienici per i nostri bisogni. Le donne venivano violentate, gli uomini offesi e picchiati. Per convincermi a farmi mandare i soldi dai miei genitori e pagare il viaggio mi hanno torturato. Una notte degli uomini armati sono entrati nel capannone e hanno prelevato un gruppetto di eritrei. Erano ubriachi e drogati, e hanno fatto correre gli eritrei mentre loro sparavano, li usavano come bersagli mobili. Sparavano e ridevano come diavoli. Ho visto almeno due persone cadere a terra colpite”.

Uccidevano i cristiani
“Il mio nome è Gabresellah H. sono nata nel 1991 in Eritrea. Ho vissuto per dodici anni a Karthum, facevo la domestica, il mio sogno era andare a Londra, ho contattato un sudanese che organizzava viaggi verso l’Europa. Per 1.600 dollari si è offerto di portarmi alla frontiera con la Libia. Siamo partiti a maggio 2014 in un camion con altre 98 persone. Dopo sette giorni siamo arrivati nella città libica di Ajdabia. Qui ci hanno chiusi in una casa, eravamo prigionieri. Chiedevo in continuazione a un libico quando sarebbe arrivato il mio turno per andare in Italia. Lui non rispondeva mai. Dopo un mese siamo stati portati a Tripoli in camion. Anche in questa città siamo stati rinchiusi in una casa, ci sorvegliavano uomini vestiti di nero e incappucciati. Il loro compito era selezionarci per sesso e religione. I musulmani potevano proseguire il viaggio, i cristiani no, venivano uccisi dagli incappucciati. Le donne cristiane che avevano pagato il viaggio venivano risparmiate. Ci siamo imbarcati il 7 maggio, dopo ore di navigazione ci ha salvati una nave da guerra tedesca”.

Ho visto annegare mio marito
“Mi chiamo Sonia J., sono nata in Nigeria nel 1991 e sono incinta di quattro mesi. Con mio marito volevamo raggiungere l’Europa per dare un futuro al figlio che aspetto. Una notte a Tripoli ci hanno fatti salire su un gommone scuro, eravamo 120, c’era acqua e pane, ma mancavano i giubbotti di salvataggio per tutti, dopo quattro giorni di navigazione il gommone si è capovolto, eravamo in troppi e le onde erano alte. Ci siamo salvati in dieci. Anche mio marito è morto, aveva 28 anni. Ora chiedo solo di essere aiutata a rimanere in Italia, lavorare e crescere il figlio che aspetto”.

RIFLETTIAMO…

1) Spesso non ci facciamo caso, ma molti dei migranti che vivono in mezzo a noi hanno alle spalle storie terribili di guerra e violenza. I pregiudizi moderni ci portano ad ignorare queste storie e a considerarli alla stregua di delinquenti. Quanto influisce su di te il pregiudizio e la diffidenza nei confronti di queste persone?

2) Al giorno d’oggi siamo abituati ad utilizzare la parola “profugo” in senso dispregiativo. Il cinismo di buona parte della società spinge sempre di più ad usare due pesi e due misure tra chi viene considerato più meritevole di aiuto e chi, come i migranti, viene visto come un parassita e un pericolo. E tu, come ti comporti? Ritieni che vi sia effettivamente distinzione tra chi è più o meno degno del tuo aiuto?

3) Immagina questa situazione: stai camminando per la strada, quando ad un certo punto si avvicina a te una persona. Non è italiano e ti chiede una piccola offerta perché ha bisogno di mangiare. Cosa fai? Lo aiuti o ignori la sua richiesta? Se a chiederti quell’aiuto non fosse stato un migrante, ti saresti comunque comportato alla stessa maniera? Perché?

CONCLUSIONE: Estratto dal discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al forum internazionale “Migrazioni e pace”

Per noi cristiani, l’ospitalità offerta al forestiero bisognoso di riparo è offerta a Gesù Cristo stesso, immedesimatosi nello straniero: «Ero straniero e mi avete accolto» (Mt 25,35). È dovere di solidarietà contrastare la cultura dello scarto e nutrire maggiore attenzione per i più deboli, poveri e vulnerabili. Per questo «è necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla “cultura dello scarto” – ad un atteggiamento che abbia alla base la “cultura dell’incontro”, l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore.
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[su_spoiler title=”28-04-2017 – Adorazione eucaristica” icon=”folder-2″]

INTRODUZIONE: Luca 11,1-13

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». 2 Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». Poi aggiunse: «Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall’interno gli risponde: Non m’importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza. Ebbene io vi dico: Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chi chiede ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pane, gli darà una pietra? O se gli chiede un pesce, gli darà al posto del pesce una serpe? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!».

PREGANDO…

“La preghiera è una vera e propria missione, che porta il fuoco dell’amore all’intera umanità. Padre Pio disse che la preghiera è una forza che muove il mondo. La preghiera è una forza che muove il mondo!”

“La preghiera è un’opera di misericordia spirituale, che vuole portare tutto al cuore di Dio. La preghiera è così. È un dono di fede e di amore. In una parola significa affidare: affidare le persone, affidare le situazioni al Padre perché se ne prenda cura.”

“La preghiera è una chiave. Una chiave che apre il cuore di Dio: è una chiave facile. Il cuore di Dio non è blindato con tanti mezzi di sicurezza. Tu puoi aprirlo con una chiave comune, con la preghiera.”

GESTO FINALE

Durante l’adorazione eucaristica ognuno scrive su un foglietto una o più intenzioni di preghiera, per quello che vuole e che gli sta a cuore, e la mette in un cestino. A fine adorazione ognuno prende un foglietto e prega per quelle intenzioni.
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